Pubblicato il 23/01/2026 da Daniel SCHNETZER
Ultimo aggiornamento : 26/01/2026
La fine del mito del cloud esclusivamente performante
Per anni, il cloud è stato valutato attraverso una lente relativamente semplice : potenza di calcolo, elasticità, disponibilità e ottimizzazione dei costi.
Questo modello ha contribuito in larga misura all’adozione massiva dei servizi cloud. Ma oggi mostra i suoi limiti.
Le recenti interruzioni globali, l’aumento dei cyberattacchi, l’entrata in vigore di nuove normative europee e la crescita dell’IA hanno profondamente cambiato lo scenario.
Le aziende non cercano più solo un cloud veloce o economico, ma un cloud affidabile, controllato e responsabile.
È in questo contesto che emerge una nuova esigenza : il cloud di fiducia.
1. Prestazioni ≠ affidabilità : una confusione ancora diffusa
Un cloud performante è in grado di gestire grandi carichi di lavoro con una latenza minima. Un cloud di fiducia garantisce molto di più.
Eventi recenti hanno evidenziato una realtà preoccupante : alcune delle infrastrutture più performanti al mondo possono diventare indisponibili in pochi minuti, colpendo simultaneamente migliaia di organizzazioni.
Le prestazioni tecniche non proteggono da :
- guasti sistemici,
- decisioni unilaterali dei fornitori,
- rischi giuridici extraterritoriali,
- interruzioni dovute a incidenti di sicurezza.
Per le aziende, la domanda non è più: “Qual è la piattaforma più performante?” ma piuttosto : “Su quale infrastruttura posso realmente fare affidamento nel lungo periodo?”
2. L’aumento delle esigenze normative
Il quadro normativo europeo si è profondamente evoluto.
Con GDPR, NIS2, DORA e ora anche l’AI Act, le aziende devono essere in grado di dimostrare :
- dove sono ospitati i loro dati,
- chi può accedervi,
- come sono protetti,
- come vengono gestiti gli incidenti,
- come viene garantita la continuità operativa.
Un cloud performante ma opaco diventa un fattore di rischio. Al contrario, un cloud di fiducia facilita :
- l’auditabilità,
- la conformità,
- la tracciabilità,
- la responsabilizzazione degli attori.
Il cloud non è più solo uno strumento tecnico : diventa un componente chiave della governance aziendale.
3. Sicurezza e resilienza : due pilastri inseparabili
La sicurezza non si limita più a prevenire le intrusioni. Deve ora integrare la capacità di assorbire uno shock e continuare a funzionare.
Un cloud di fiducia si basa su :
- una rigorosa segmentazione degli ambienti,
- un approccio Zero Trust,
- backup isolati e verificati,
- piani di disaster recovery testati,
- monitoraggio continuo.
La resilienza non è più riservata alle grandi infrastrutture critiche.
Diventa un criterio centrale per tutte le aziende la cui attività dipende dal digitale — ormai la quasi totalità.
4. Sovranità : un fattore di sicurezza sottovalutato
La sovranità digitale è spesso affrontata da un punto di vista politico. In realtà, rappresenta una leva operativa di sicurezza.
Quando dati, infrastrutture e meccanismi di controllo sono soggetti a giurisdizioni straniere, emergono diversi rischi :
- incertezza giuridica,
- esposizione a leggi extraterritoriali,
- difficoltà di audit degli ambienti,
- dipendenza strategica da attori terzi.
Un cloud di fiducia si fonda su un controllo chiaro :
- della localizzazione dei dati,
- delle responsabilità contrattuali,
- delle catene di dipendenza tecnologica.
Questo controllo diventa indispensabile in un contesto geopolitico e normativo instabile.
5. Governance del cloud : il criterio troppo spesso dimenticato
Molte organizzazioni accumulano servizi cloud senza una visione d’insieme. Risultato : un’architettura frammentata, difficile da proteggere e ancora più difficile da governare.
Un cloud di fiducia richiede una governance strutturata :
- mappatura chiara degli asset critici,
- definizione di ruoli e responsabilità,
- gestione degli accessi e delle identità,
- monitoraggio centralizzato,
- indicatori di rischio e performance.

Senza governance, anche la migliore tecnologia perde valore. La fiducia non si decreta : si costruisce, si misura e si mantiene.
6. Il cloud di fiducia di fronte alla crescita dell’IA
L’intelligenza artificiale rafforza ulteriormente questa esigenza.
I modelli di IA consumano :
- volumi massivi di dati,
- una potenza di calcolo elevata,
- pipeline complesse di addestramento e distribuzione.
Questo solleva una domanda fondamentale : chi controlla l’infrastruttura su cui si basa l’IA aziendale?
Un cloud di fiducia consente di :
- controllare i flussi di dati,
- limitare le dipendenze algoritmiche,
- garantire la conformità dei trattamenti,
- prepararsi alle future esigenze di responsabilità e trasparenza.
7. La visione di UNIVIRTUAL : costruire un cloud degno di fiducia
Da oltre 25 anni, UNIVIRTUAL promuove un approccio al cloud basato su controllo, sicurezza e trasparenza.
Le infrastrutture gestite da UNIVIRTUAL si basano su :
- ambienti sovrani in Francia e Svizzera,
- data center certificati Tier IV, ISO 27001 e HDS,
- cybersecurity integrata con monitoraggio continuo,
- meccanismi di backup e disaster recovery multi-zona,
- una governance chiara degli accessi e dei dati.
Questo approccio ha un obiettivo semplice : offrire alle organizzazioni un cloud su cui poter contare in modo duraturo, anche in situazioni di crisi.






